C’è la strada, con i suoi incontri e le sue storie, ma anche la soul music americana, il folk-blues d’autore e la tradizione della canzone italiana. È da questo incrocio di esperienze e influenze che nasce il mondo musicale di Paolo Vaccaro, cantautore bellunese classe 1993, oggi di stanza a Torino.

Il suo percorso artistico prende forma lontano dai circuiti più convenzionali. Per anni Vaccaro attraversa l’Europa, da Istanbul a Lisbona, portando la propria musica sui marciapiedi e sui palchi di diverse città. L’esperienza da artista di strada diventa così parte integrante della sua scrittura: un modo per incontrare persone, osservare vite e raccogliere frammenti di quotidianità da trasformare in canzoni, in italiano e in inglese.

Nel 2017 arriva Soulsick, il primo album in lingua inglese. Un lavoro sospeso tra pop e folk, nel quale emergono le influenze di artisti come Paolo Nutini, Ben Harper e Amos Lee. Seguono mesi di concerti tra Portogallo, Germania e Nord Italia, prima del trasferimento definitivo a Torino, città nella quale Vaccaro comincia a costruire una nuova fase del proprio percorso musicale.

La svolta arriva nel 2024 con Cappello da cowboy, primo singolo di un progetto che introduce anche una band e amplia la dimensione sonora delle sue canzoni. Dalla collaborazione nasce “Barramundi”, spettacolo di teatro-canzone che debutta al Cineteatro Baretti di Torino e anticipa il lavoro sul primo album interamente in italiano.

Si intitola “Storia di un uomo qualunque” e rappresenterà un nuovo capitolo nella carriera di Vaccaro. Il disco guarda alla quotidianità senza prendersi troppo sul serio, costruendo un piccolo universo popolato da personaggi improbabili, antieroi da bar e pirati d’acqua dolce. Ballate folk dalle influenze mediterranee diventano il terreno su cui raccontare amore, rabbia, nostalgia e riscatto.

Più che celebrare l’eccezionale, Vaccaro sceglie di concentrarsi sull’ordinario e sulle sue crepe. Le sue canzoni osservano la vita di tutti i giorni, ne attraversano contraddizioni ed eccessi e li restituiscono con uno sguardo ironico, narrativo e profondamente umano. Il sarcasmo diventa così una lente per cambiare prospettiva e provare a leggere la realtà da un’angolazione diversa.


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